Cyberpunk

La fantascienza postmoderna


Il cielo sopra il porto
aveva il colore della televisione
sintonizzata su un canale morto.
William Gibson, Neuromante

Così inizia Neuromante 1. E' il 1984 quando William Gibson pubblica questo suo primo romanzo; l'anno seguente vincerà i tre maggiori premi del campo della fantascienza: l'Hugo, il Nebula e il P.K.Dick. Quest'incipit è anche l'affermazione definitiva dell'esistenza di una nuova stagione della Science Fiction, quella che sarà poi etichettata con il neologismo: "Cyberpunk". La fantascienza, caduta in crisi nei tardi Settanta, ripiegata su se stessa tanto da divenire confusa e noiosa, indebolita dal lungo inverno, attendeva qualcuno a soccorrerla. Gibson e colleghi svolgono egregiamente questo compito: soffiarle nei polmoni stanchi il nuovo spirito del tempo e, intento ancor più arduo, da questo trarne le indicazioni per descrivere un futuro credibile. Tutto ciò alla luce di questo teorema: se "il nostro mondo è diventato fantascienza" allora la fantascienza postmoderna deve essere considerata come la svolta "realista" della nostra epoca. Bruce Sterling, Rudy Rucker, Lewis Shiner, John Shirley, Pat Cadigan si riconoscono in questa missione. Il "Movimento", così possiamo inizialmente definirlo, è fortemente caratterizzato dal legame con la cultura pop(olare) degli anni '80, tanto che chi legge cyberpunk, ma anche chi scrive, frequenta trasversalmente la musica d'avanguardia e il rock, il cinema indipendente, il fumetto e le arti visive. L'adozione di un'estetica garage e l'utilizzo di uno stile di scrittura superrealista permettono di descrivere un immaginario sociale fatto di fascinazione tecno-pop e pratiche esistenziali di sopravvivenza urbana (i cui germi già presenti nei sotterranei di quel periodo vengono ben rappresentati visivamente nella non-troppo-futuribile società dell'informazione descritta dal film Blade Runner del 1982) 2. Maddox, uno degli scrittori cyberpunk, lo definisce come: "una combinazione hard-boiled di tecnologia ai vertici ed esistenza ai margini" (Maddox, After the Deluge) 3. E' la generazione che abbandona lavatrici e lavastoviglie per walkman, laser-disk, fax, telefoni cellulari, reti di comunicazione globali, personal computer e videogames, antenne paraboliche, chirurgia plastica e lenti a contatto. Generazione che sperimenta un inedito rapporto con la tecnologia: ne vede il diffondersi esponenziale e il suo miniaturizzarsi fino a diventare portatile, la vede modificare molti degli ambiti del quotidiano, nel lavoro e nel privato; tecnologia, che nei racconti cyberpunk, come nella prossima realtà, cessa d'essere puro supporto all'avvenimento narrato per divenire la nuova natura, quel mutato habitat che è la condizione in cui vivono i primi "nati nella fantascienza" (e forse tra gli ultimi ancora interamente "umani"). Descrivendo i possibili scenari forniti dalle scienze e dalle tecnologie attraverso un linguaggio di frontiera, come costante unificatrice di culture minori, in una sorta di ricombinazione del DNA semiotico, si da vita e unità ad una multiforme visione, a quel solo apparente impossibile-connubio che è il cyberpunk e che tale etichetta contiene insito in sé. Parrebbe perlomeno azzardato unire la Cibernetica, nata nel 1948 grazie a Norbert Wiener, e definita come "scienza del controllo e della comunicazione negli animali e nelle macchine", al Punk, la corrente del rock anni Settanta (Sex Pistols, in testa) che fa dell'abolizione di regole e ordine il suo motto. Invece questo neologismo, questa parola che vuole far coesistere in un unico termine le componenti cibernetiche della nuova rivoluzione industriale con l'attività trasgressiva delle ideologie punk, è perfettamente calzante a ciò che deve vestire. Si guadagna poi la sua ufficialità quando Gardner Dazois, curatore dell'Isaac Asimov's Science Fiction Magazine, nel 1984, in occasione della pubblicazione di Neuromante, lo utilizza sul "Washington Post", affermando di averlo "preso dalla strada". Non sembra però una semplice coincidenza il fatto che Dazois abbia potuto leggere già nel 1980, grazie al suo ruolo, un racconto di Bruce Bethke intitolato proprio Cyberpunk e pubblicato poi nel 1983. 4
Tra questi giovani autori, colui che più s'impegna per sviluppare le intuizioni che il cyberpunk offre, colui che con infaticabile lavoro si prodiga nel dare unità al movimento e che potremmo definire come il teorico del gruppo, è Bruce Sterling. A lui si deve il manifesto cyberpunk: uno scritto intitolato "La nuova fantascienza" e apparso nel 1985 sulla fanzine portoricana "Warhoon" e in seguito sulla rivista inglese "Interzone" sempre sotto lo pseudonimo di Vincent Omniaveritas. Allo stesso modo firma la fanzine amatoriale "Cheap Truth", rivista fotocopiata, organo d'espressione del Movimento. Una buona occasione di confronto tra "addetti ai lavori" potrebbe essere ad Austin, Texas, dove nel 1985 si tiene una convention di fantascienza che annovera tra i partecipanti Sterling, Shiner, Shirley, Cadigan e Bear. Gibson, il più atteso, è assente e perciò fallisce la possibilità di darsi un indirizzo comune; al contrario la tavola rotonda finisce nel caos e quasi degenera nello scontro fisico, ad avvalorare la fama di "cattivi" che questi scrittori, ispirandosi ai divi del Rock, cercano per sé.
Ad accomunare però questi giovani autori e a creare una vera e propria amicizia tra loro contribuisce il fitto scambio d'idee ma soprattutto l'adozione di simboli comuni come ad esempio gli occhiali a specchio. Infatti, benché non volutamente, l'accessorio compare in molti dei loro racconti tanto che questo feticcio è all'origine di un altro dei nomi con cui sono inizialmente chiamati: "Mirrorshades group". Il perché degli occhiali a specchio ce lo svela Sterling: nascondere gli occhi in modo che non vi si possano scorgere i segni della pazzia, non far capire ai "normali" chi è pericoloso, per questo sono il simbolo dei visionari che fissano il sole, del centauro, del rocker e del fuorilegge del genere. In omaggio a quest'icona Sterling sceglie come titolo per la sua antologia proprio quello di Mirrorshades. Viene pubblicata nel 1986, benché tutti i suoi racconti siano già apparsi precedentemente su riviste o libri (ciò testimonia l'interesse stimolato) e la sua vera importanza sta nel porre i confini del movimento, nel mostrare che il gruppo c'è ed ha una sua organicità. Lo fa raggruppando dodici racconti di undici scrittori, uniti dallo stesso modo di interrogare e decifrare l'epoca che vivono, questa singolare condizione contemporanea indicata con il termine "postmoderno" 5.
 
1. The sky above the port was the color of television, tuned to a dead channel.
2. Il film di Ridley Scott si basa sul romanzo -Do androids dream of electric sheep?- di P.K.Dick del 1968.
3. L'espressione di Maddox è: "a hard-boiled combination of high tech and low life"
4. Bruce Bethke non aderisce al Movimento né si dichiara interessato alla paternità del termine.
5. Una definizione esaustiva del termine non è qui possibile (e credo non sia stata ancora raggiunta). Per un discorso più ampio rimando ai testi citati nella bibliografia.